LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
E LA MORTE A CUORE BATTENTE
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COMUNICATO STAMPA
Anno XXXIV n.5
29 Marzo 2018
COSI'
PARLO' MASSIMO BONDI'
I DONATORI CI DOMANDANO
ERAVATE MATEMATICAMENTE CERTI CHE
FOSSIMO DECEDUTI?
Grande medico, un luminare, che ha saputo coniugare scienza ed etica. Primo in Italia e nel mondo a lanciare un pubblico J'accuse su Ospedali D'Italia il 28 febbraio 1969, dopo i primi trapianti di cuore di Barnard e dei suoi accoliti. Molti chirurghi anche in Italia pervasi dal “raptus” malsano degli affari e delle carriere eseguivano trapianti d'emblée nella subalternità ai dettami della Scuola di Harvard e delle Corti USA. L'appello del 1969 per una inchiesta tra medici resta vivo e attuale.
“28.2.1969
Gentile Prof. Greco, direttore Ospedali d'Italia, ...Argomenti di scottante
attualità ve ne sono e tra essi primo fra tutti quello del “trapianto di cuore”.
I cento e più inconsapevoli donatori ci domandano: “Eravate matematicamente
certi che fossimo deceduti?”
Con questo mio scritto, se lo riterrà opportuno, potrebbe aprirsi una inchiesta
tra neurologi, rianimatori e chirurghi italiani, e perché no del mondo intero.
Infatti sono molti ancora i dubbi e dopo aver ascoltato il recente congresso di
Firenze su “La morte improvvisa” nel quale si è ampiamente trattato l'argomento
“trapianto cardiaco” si ha la precisa sensazione che la certezza matematica di
un decesso cerebrale non può essere ancora scientificamente provata. ...Ed
allora?
Dobbiamo dare credito a quanto affermò a Firenze un Giurista, senza essere
smentito da alcuno, degli autorevoli relatori presenti, che se il cadavere non
c'è...trattasi allora di omicidio?
Sulla liceità del prelievo di organi da cadaveri c'è da discutere, ma non può
esservi discussione sul prelievo di organi impari da viventi che ci giungono
inconsapevoli e che indifesi sono solo affidati alla scienza e coscienza dei
medici e al più o meno esatto funzionamento di una penna elettro-scrivente che
traccia e descrive i drammatici momenti definiti 'il tempo di nessuno'. Quanto
esposto fa rilevare che i problemi del medico moralmente impegnato sono enormi
ma, indipendentemente dal parere dei più illustri scienziati, giuristi e
moralisti, se l'etica professionale non è vana parola, se il giuramento di
Ippocrate non è mera formula, se il chirurgo è un essere moralmente capace e non
un maniaco della chirurgia o un avventuriero della scienza, egli troverà in sé
(…) gli imperativi e le nozioni che lo metteranno in grado di agire secondo
scienza e coscienza. …Le stesse riflessioni mi sembrano urgere con particolare
veemenza e pertanto le ripropongo, affinché possa avere inizio un dibattito sul
'trapianto cardiaco' che potrebbe concludersi con un “J'Accuse”. Prof. Massimo
Bondì”
L.D. Patol. Chir. e Proped. Clinica Università La Sapienza-Roma, Patologo e Chirurgo generale, MD General Surgeon Sidney-Australia, Presidente Comitato Medico-Scientifico Lega Antipredazione.
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